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EOLO AWARDS 2015

IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO vince
l’Eolo Awards 2015 come miglior spettacolo di Teatro di Figura

Vengono premiati per aver creato una curiosa creazione che, vivendo tra cinema e teatro, ne utilizza in modo assolutamente originale entrambi i linguaggi. La videocamera mossa dai due attori animatori si muove in stretto rapporto con parole e gesti, restituendo in un gioco continuo di rimandi la celebre storia d’amore tra un soldatino di stagno con una gamba sola e una ballerina.
Il viaggio che il protagonista compie per ricongiungersi con la sua bella diventa così una sorta di romanzo di formazione attraverso due piani di azione, due differenti visioni, due linguaggi a confronto, quello teatrale e quello cinematografico, che si svelano e si misurano, sfidandosi, per unirsi infine a raccontare una grande storia d’amore.

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dal CORRIERE DELLA SERA

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Il ripostiglio delle mille meraviglie…

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Le Apparizioni di Alice. È teatro, ragazzi!

DI ANDREA POCOSGNICH 1 DICEMBRE 2014
TeatroeCritica

Alice del Teatro delle Apparizioni e Teatro del Piccione visto al Teatro India di Roma. Recensione dello spettacolo basato su Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll

foto Teatro delle Apparizioni

Passare una domenica mattina al Teatro India, già questo ha dello straordinario: rientrare in quel teatro per la prima volta dopo la riapertura a più di un anno dalla serrata per lavori e ritrovarsi a dare il buongiorno alle maschere del Teatro di Roma alle 10 del mattino insieme a un nutrito gruppo di studenti universitari. E poi ci accoglie Fabrizio Pallara, regista del Teatro delle Apparizioni, che, prima di fare sala, ci avverte dell’inconveniente: era previsto un pubblico di bambini, ma ha dato forfait e dunque la replica verrà svolta in condizioni particolari. Basta poco, giusto il tempo di far squillare il telefono che Valerio Malorni nasconde tra le gambe mentre è seduto con noi in sala, per capire che i bambini siamo noi, pubblico di addetti ai lavori che dopo pochissimi minuti lascia cadere qualsiasi barriera e pregiudizio per seguire il Bianconiglio e Alice nel mondo di Lewis Carroll. Di questo si tratta fin da subito, correre dietro a questa ragazza dai lunghi ricci; lo spettacolo vuole infatti che la protagonista sia presa dal pubblico, sia una di noi; escamotage tanto semplice, eppure metafora preziosa che va oltre l’artificio metateatrale, è una chiamata a ogni spettatore che abbia cuore per ascoltarla. Alice siamo noi, non importa fin dove arrivi la sospensione dell’incredulità: le corriamo dietro come accade quando ci ritroviamo a sognare mondi sconosciuti che ci fanno paura e curiosità, nei quali non possiamo non entrare.

foto Teatro delle Apparizioni

Ed ecco che i bambini che Pallara avrebbe voluto sui piccoli spalti di una delle sale all’ombra del gazometro siamo noi, come d’altronde lo siamo di fronte a ogni spettacolo capace di rinverdire una passione del tutto naturale fatta di divertimento, stupore ed emozione. Tutto così semplice? Non proprio, quando la semplicità è il terminale di una ricerca partita da un insieme di segni, concetti, tematiche e rimandi complessi quanto l’invenzione letteraria di Carrol, datata 1865, trovare una sintesi che tenga conto delle diverse età dei possibili spettatori e dell’immaginario collettivo creato più dai disegnatori Disney che dalla penna del reverendo Charles Lutwidge Dodgson (Lewis Carroll era uno pseudonimo) sarebbe impresa ardua. Ma uno dei meriti di questo lavoro – cooprodotto dal Teatro di Roma e dall’unione di due ensemble da anni al lavoro nei territori del teatro ragazzi, Teatro delle Apparizioni e Teatro del Piccione – è quello di riportare tutto su un piano puramente teatrale, con un’efficacia rara per interpretazione, musicalità, drammaturgia e partitura spaziale. Gli attori, oltre a Malorni, Danila BaroneDario GarofaloRaffaella Tagliabue, recitano non solo con esperienza, ma con quella leggerezza che diventa all’occorrenza piglio istrionico e, trasformismo senza freni (vestono i panni di numerosi dei personaggi del racconto). Dal pubblico c’è chi, pur non essendo più un bambino, indica i personaggi nominandoli e ridendo per come sono stati reinventati, sempre intenti ad attraversare la scena con azioni o gesti caratteristici per poi scomparire immediatamente e riapparire come fossero dentro un carillon. È teatro ragazzi eppure la drammaturgia di Simona Gambaro non annoia e la scrittura sugli attori rimanda spesso anche a un immaginario adatto ai più grandi, ma che rimane velato, di sfondo, leggibile solo per chi può e vuole. È un flusso continuo, nell’utilizzo delle musiche – dai classici anni Quaranta al contemporaneo originale – e nell’uso di una scenografia dinamica fatta di teli bianchi che tagliano il palcoscenico orizzontalmente, stoffe capaci di farsi attraversare con delicatezza dalle luci chiaroscurali di Fabrizio Pallara e Marco Maione, o di celare allo sguardo proprio quel mondo in cui Alice è saltata dentro portandosi dietro tutti noi.

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IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO recensito da Nicola Viesti

IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO
recensione di Nicola Viesti su www.eolo-ragazzi.it

Felicissimo l’incontro tra i romani Teatro delle Apparizioni e il Teatro Accettella che hanno unito le forze per produrre questo “Il tenace soldatino di piombo” tratto dall’arcinota fiaba di Andersen. Sottotitolo dello spettacolo “ un film da palcoscenico” ed in effetti la messa in scena è il prodotto dell’interazione tra un filmato girato in tempo reale e la performance di Valerio Malorni e Fabrizio Pallara in una stanza dei giochi, una meravigliosa stanza piena di giocattoli che funziona da set. I due tornano bambini – anche se con qualche malizia in più – e manovrano oggetti e telecamere per creare un mondo di fantasia proiettato sul grande schermo. Il tema è quello dell’amore del soldatino di piombo per la ballerina che si risveglia ad ogni notte di pioggia. Il nostro eroe affronterà mille avventure e difficoltà per raggiungere la sua bella e noi con lui. Finalmente riuscirà nel suo intento ma la notte sta per terminare e la sua felicità dovrebbe attendere un’altra serata di pioggia. Dovrebbe, perché qualche licenza a volte è lecito prendersela specialmente quando il protagonista ne ha passate di tutti i colori sorvolando città abitate da pinguini che non si fermano mai, si è trovato nel mezzo di un’aspra battaglia con l’esercito americano, ha attraversato un deserto abitato da un ragno gigante e cercato l’acqua con un plotone di animali. Quindi merita un premio che non può essere altro che l’happy end, indissolubilmente legato per sempre alla sua ballerina. Lo spettacolo è bellissimo e coinvolgente grazie alla bravura e alla simpatia degli interpreti e alle mille idee profuse nella realizzazione. Ideale per i piccini e straordinariamente adatto anche ai grandi che riescono per un’ora a rivivere l’incanto dell’infanzia con felicità e delizia. Con i tempi che corrono è un meraviglioso regalo di cui dovremmo ringraziare gli autori.

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Pallara e Malorni incantano piccoli e grandi al Feronia

da Teatro.org

Pallara e Malorni incantano piccoli e grandi al Feronia

Pallara e Malorni durante gli applausi
(© Daniele Pallotta)

Metti un pomeriggio a teatro, in un teatro che si trasforma in un set cinematografico. Metti una storia di quelle che strappano il cuore, che la bravura di chi la interpreta trasforma in una favola animata. Ha appassionato grandi e piccini la tappa a San Severino Marche della seconda edizione della rassegna “Teatri di famiglia”, promossa dalla Provincia di Macerata e dall’Amat in collaborazione in questo caso con il Comune di San Severino Marche e i Teatri di Sanseverino. Lo spettacolo è andato in scena domenica 2 febbraio al Feronia e ha visto protagonista la compagnia romana Teatro delle Apparizioni e gli straordinari Valerio Malorni e Fabrizio Pallara, interpreti unici di un classico di Andersen: “Il tenace soldatino di piombo”. Una versione della favola che ha incantato ed emozionato i bambini ma anche stupito e commosso gli adulti.

Come per magia, grazie anche al sapiente uso di una telecamera che ha proiettato le immagini dal vivo su un grosso schermo, gli oggetti di una fantasiosa stanza dei giochi hanno preso vita parlando, combattendo, danzando e divenendo le anime di un vero e proprio viaggio nelle cose all’interno di racconto pubblicato per la prima volta nel lontano 1838. Il finale, leggermente cambiato rispetto all’originale, ha convinto anche gli adulti: “Vorremmo davvero che fosse così nella vita – ha commentato il direttore artistico dei Teatri di Sanseverino, Francesco Rapaccioni -, la tenacia e la costanza che consentono di volare, di vivere appieno un amore che è costato grandi sacrifici e un lungo viaggio, come per il soldatino di piombo”.

Alla fine lunghi applausi da parte di un pubblico coloratissimo che ha proseguito il pomeriggio a teatro con una merenda nel foyer del Feronia offerta da Agos’s pizzeria, forno Allegretto, pizzeria Antino, pizzeria Bordi, forno Cammertoni, forno Casa del Pane, forno C’era una volta il pane, pizzeria Coccinella, forno Dolce Pan, forno Leonori, forno Ortenzi, pizzeria Oasi, mentre l’acqua è stata distribuita dalla municipalizzata Assem. Camerieri d’eccezione per i bambini sono stati il sindaco Cesare Martini, l’assessore alla cultura Simona Gregori, la presidente della commissione consiliare cultura Romina Cherubini, il direttore artistico de “i Teatri di Sanseverino” Francesco Rapaccioni.

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Il tenace soldatino di piombo|recensioni da Teatro e Critica e Stati d’Eccezione

Il tenace soldatino di piombo. Omnia vincit amor
di Sergio Lo Gatto
Teatro e Critica 1 dicembre 2013

Chi non ha ricordi di quei pomeriggi trascorsi con un amichetto chiusi dentro una stanza a giocare? Chi non ha mai sognato che di notte, magari una notte piovosa, i giocattoli prendessero vita e vivessero le avventure più incredibili? Su un soggetto del genere ruotava anche la trilogia Toy Story della Disney Pixar, in cui pupazzi, bambole e robot si trovavano ad affrontare vere e proprie epopee come il temibile trasloco, in cui fatalmente qualche giocattolo va sempre perduto.
Nel fervido panorama del teatro ragazzi, il Teatro delle Apparizioni è tra le compagnie che con maggior impegno si dedicano al rischio, cercando di abbattere ogni categorizzazione forzata operando sulle storie un coraggioso innesto di linguaggi propri del contemporaneo, a costo a volte di presentare atmosfere cupe e crepuscolari. O forse solo splendidamente consapevoli.
Il tenace soldatino di piombo è presentato come un «film teatrale», cosa che già lascia intuire il carattere ibrido della performance. Lo spazio è riempito di oggetti in ogni angolo a ricostruire un’affollata stanza dei giochi: soldatini, pupazzi, bambole e peluche, macchinine, treni elettrici, costruzioni di legno, gru e mostri telecomandati. Come nell’omonima favola di Hans Christian Andersen, su uno degli scaffali vive un plotone di compostissimi soldatini di piombo, dritti sull’attenti e con lo sguardo alto e fiero. Uno in particolare si distingue dagli altri per la mancanza di una gamba e per qualcosa di inedito che gli fa battere il cuoricino di stagno: l’amore per la bella ballerina che vive nel castello di carte all’altro capo della stanza. Non è un caso se anche lei, che a malapena si intravede mentre gira nel suo carillon, osserva il mondo alzata su una sola gamba. I compagni di plotone convinceranno il soldatino a disertare per andare alla conquista del suo amore. E qui comincerà la sua avventura. Giù per uno scivolo traghettato da un elefante di legno, in mezzo al caos dei Marines in battaglia, al cospetto di un imponente e perfido Pinocchio, perso nei deserti di un tappeto con un ragno meccanico alle calcagna, a bordo di un aereo che lo porterà finalmente in cima al grande castello.
Il tutto accade come lo avremmo fatto accadere noi con il nostro amichetto nella nostra stanza, dando a ciascun personaggio una voce, a ciascun frammento del viaggio un tempo, a ciascuna conquista un senso d’insegnamento. Valerio Malorni e Fabrizio Pallara muovono i piccoli oggetti abitando agilmente lo spazio, parlando nei radiomicrofoni e manovrando una piccola videocamera: le proiezioni live mandate su un maxischermo ingigantiscono i particolari mostrando primi piani, sequenze, carrellate e soggettive. Ed ecco che, grazie a una selezione di celebri colonne sonore cinematografiche e grazie a una irresistibile e divertita interpretazione, come per magia sul volto fisso dei pupazzi vediamo comparire le espressioni, intuiamo le riflessioni, osserviamo il compiersi di un viaggio di formazione interiore. Allora l’episodio nel campo di battaglia americano somiglia da un lato alle sequenze di Full Metal Jacket, dall’altro è un severo insegnamento sull’ottusità militarista, la puntata nell’operosissimo cantiere in cui vige la regola «lavoro = profitto» sta tra i panorami grigi à la Ken Loach e un sussurro anti-liberal.
Il finale commovente della fiaba non viene stravolto e il virgiliano «omnia vincit amor» («l’amore vince su tutto») sembra promuovere un atto liberatorio per la fantasia, intesa qui come fiducia in se stessi e come coraggio di inseguire i propri sogni. «Dai 4 anni in su», si legge nella locandina. Uno spettacolo in grado di far sentire grandi i bambini e di far tornare bambini i grandi.

«Il tenace soldatino di piombo» del Teatro delle Apparizioni
di Graziano Graziani
Stati d’Eccezione 2 dicembre 2013

teatro delle apparizioni – soldatino di piomboUn senso di “cura”, l’attenzione per i dettagli e una spiccata passione per ciò che è piccolo, minuto, invisibile, per pochi. Queste sono alcune delle cifre caratteristiche del Teatro delle Apparizioni, che tornano di frequente nei lavori del gruppo romano. E una fiaba come «Il tenace soldatino di piombo», dall’ambientazione così magica e raccolta, è un contesto naturale dove questa propensione per ciò che è intimo può trovare la sua giusta espressione.
Perché la favola inventata dalla penna geniale di Andersen si svolge in una stanza dei giochi, che per il piccolo soldatino di piombo diventa una terra di avventure da attraversare per raggiungere la sua bella, la ballerina che vive nel castello di carta. L’idea dei giocattoli che si animano diventerà negli anni un topos del cinema per ragazzi, ed è proprio al cinema che il regista Fabrizio Pallara sembra ispirarsi. Ma attenzione: un cinema fatto coi mezzi artigianali del teatro. Le avventure del soldatino di piombo e di tutti gli altri giocattoli che incontrerà lungo il cammino – un buffo elefante che lo aiuta a scendere dal mobile, il bugiardo pinocchio che lo mette fuori strada, uno spaventoso ragno gigante e tanti altri ancora – sono riprese da una telecamera e proiettate su uno schermo che fa da fondale. I giocattoli sono giocattoli veri, a volte indistinguibili dalla platea dove invece si può cogliere il colpo d’occhio generale, ovvero l’intera stanza dei balocchi. A muoverli ci pensano lo stesso Pallara e Valerio Malorni, che abitano la scena movendo i giocattoli con le mani e dando loro la voce, proprio come fanno i bambini. Spesso le loro mani e i loro volti – giganteschi – entrano nelle riprese in “macro” della telecamera, che proiettano a tutto schermo minuscoli soldatini della seconda guerra mondiale e casette di pochi centimetri che di colpo sembrano in video grandi come case vere.
Si tratta dunque di immagini volutamente “sporche”. Ma questo “sporco”, questa cifra di artigianalità che abita lo spettacolo, è forse il suo tratto più convincente. Si è sempre dentro e fuori della storia, si gioca coi giochi ma i personaggi sullo schermo sembrano muoversi davvero per conto proprio. Si è il doppio del gioco, il doppio del teatro, che in questo spettacolo diventa anche il doppio del video. All’uscita dallo spettacolo, che era in scena al Teatro Mongiovino di Roma a fine novembre, alcune persone si sono chieste cosa possa arrivare ai bambini del 2013 di questa magia tutta immaginata, loro che sono immersi nella magia digitale dei computer e degli i-pad. E la risposta è proprio questa: lo sporco, l’artigianalità, la presenza sulla scena che tocca e muove i giochi dando loro una vita, una vita da immaginare sul momento.
È una bella intuizione questa di Pallara e  Malorni – quest’ultimo non solo interprete ma anche autore in questo spettacolo, impreziosito dal suo incredibile trasformismo vocale. È un’intuizione infarcita di riferimenti cinematografici, soprattutto della magia dei film di Tim Burton (ricordate il plastico della sequenza iniziale di «Beetlejuice»?). Ma allo stesso tempo è un’intuizione che dal cinema si allontana, si allontana ciò dal luogo dove ogni immaginazione diviene immediatamente visibile – e ogni immagine reificata – per recuperare l’immaginazione del teatro, che è invece il regno della sostituzione e dell’invisibilità.
La storia dello scrittore danese, dove l’amore può rimuovere ogni ostacolo, sconfiggendo i pregiudizi (o la mancanza di immaginazione?) di chi vorrebbe il soldatino fermo al suo posto, congelato nei propri limiti, è una storia semplicissima ma universale. Lo sguardo del soldatino, non appena si anima, è lo sguardo vergine di chi non conosce ancora il mondo: per lui ogni cosa è nuova e piena di fascino, piena di stupore. È lo sguardo di chi è predisposto a innamorarsi, a farsi cioè coinvolgere fino in fondo da qualcuno o qualcosa. Lo sguardo di chi sa immaginare.
Con «Il tenace soldatino di piombo» il Teatro delle Apparizioni segna un’ulteriore tappa in quel percorso che tenacemente sta portando avanti da anni, e cioè lo sforzo di gettare un ponte tra la ricerca, il teatro d’arte e il teatro infanzia. Con l’obiettivo – encomiabile e davvero prezioso – di formare il pubblico di domani ai linguaggi del presente, anziché “intrattenere” bambini con stantii stilemi del passato.

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RECENSIONE

Il tenace soldatino di piombo

da SPUNTI (ni) CRITICI a Segni d’Infanzia 2013

Partire da una nota fiaba come il soldatino di piombo può essere più un danno che un aiuto. Racconti come questi sono diventati miti moderni che costruiscono ponti tra le nostre esperienze individuali (qualcosa che in vero va scomparendo). Così, come la mitologia antica, i casi produrranno sempre significati.
Il tenace soldatino di piombo supera magnificamente il semplice racconto. Alla rappresentazione della fiaba di Andersen, lo spettacolo preferisce consegnarne lo spirito, creando di fatto un’altra trama. Al posto di clown vendicativi e pesci minacciosi, abbiamo un elefante di legno, un esercito americano sotto attacco, un Pinocchio stressato, una terrificante tarantola, un incidente aereo… È uno spettacolo potente commovente e pieno di inventiva, realizzato come una sorta di romanzo di formazione, un road play per un soldatino di piombo, un viaggio che gli insegnerà come evadere dalla sua condizione militare. Ma è anche un film da palcoscenico: così, dietro a una scenografia che ricrea una stanza dei giochi, con giocattoli bambole scatole e un castello di carte, c’è uno schermo su cui le videoproiezioni dal vivo del viaggio del soldatino è amplificato e zoommato, diventando un vero e proprio film da vedere. I performer quindi manipolano i giocattoli, gli oggetti ma anche la camera e le luci. E nonostante la gran quantità di compiti non perdono la loro espressività. Anche se è una performance basata sull’uso di più media, la freschezza e la potenza dello spettacolo sono la sua vitalità.

Rui Pina Celho
(Traduzione Sergio Lo Gatto)

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IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO – recensione

da Eolo

“Il Tenace Soldatino di Stagno” si dimostra interessante già dalla sua produzione che mette insieme due formazioni romane, lo storico centro teatrale degli Accettella in difficoltà nel loro ultimo cammino artistico e una compagnia che ha già invece offerto, anche recentemente, spettacoli di ottimo livello, il Teatro delle Apparizioni, in una sinergia di lavoro che dovrebbe fare scuola.

Lo spettacolo di e con Valerio Malorni e Fabrizio Pallara è una curiosa creazione che vive tra cinema e teatro utilizzando in modo creativo tutte e due i linguaggi. La celebre fiaba di Andersen viene infatti reinterpretata in un reale gioco di ruolo in cui gli oggetti posti sul palcoscenico, che ricostruiscono la celebre stanza protagonista della vicenda, prendono vita “parlando, combattendo, danzando, protagonisti di un film teatrale proiettato su un grande schermo in diretta.” La videocamera dei due attori animatori si muove nella stanza restituendo in un gioco continuo di rimandi la celebre storia del rapporto di amore tra un soldatino di stagno con una gamba sola ed una ballerina, posta in alto, troppo lontana da lui. Il viaggio che il protagonista compie per ricongiungersi con la sua bella diventa una sorta di romanzo di formazione che si dipana via via attraverso l’incontro con gli altri giochi che popolano la stanza: un elefante, un ragno, la signora delle polpette, un gruppo di soldati in azione, un aereo, diversi gruppi di animali, Pinocchio, un vecchio saggio.

Ognuno di essi si rifà ad un sentimento, ad uno stato d’animo, componendo così una sorta di scalata verso una maturazione consapevole,  che accompagna quella reale verso l’amore tanto agognato. Tutto il racconto, ambientato in una stanza in un pomeriggio di pioggia, lascia il finale molto aperto a diverse suggestioni. Malorni e Pallara si muovono a loro agio nella complessità dell’esperimento che alterna momenti dove il teatro si compie fattivamente nell’alternanza creativa dei due linguaggi scelti ad altri meno felici, ancora da registrare, ma che comunque conferma la possibilità di offrire ai ragazzi nuovi modi di approccio al teatro in sintonia con il loro mondo dove le immagini la fanno da padrone.

Mario Bianchi

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dal Corriere della Sera 20/10/2013

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da Teatro e Critica 20/10/2013

Di là dal teatro, dentro la famiglia, nel Giardino d’Inverno

all’Angelo Mai teatro e musica per bambini, ragazzi e famiglie

Ha aperto il 20 ottobre e riaprirà per altre cinque domeniche fino a metà marzo il progetto Giardino d’Inverno, ideato da Teatro delle Apparizioni in collaborazione con Angelo Mai Altrove Occupato, uno spazio ideale e fisico dedicato non solo ai bambini, ma alle famiglie. Performance sparse qua e là, un’unica grande area “giocabile” fatta come un percorso da parco-avventura e piccoli concerti pensati come «punto d’apice, come culmine della giornata», che va dalle 11 alle 19 e comprende dunque anche il pranzo, fondamentale momento di socialità. Un vero e proprio spazio modulare dove si mangia, si gioca, si legge, si guarda. Ci si guarda, anche, ci si incontra. Un sistema di fuochi di attenzione disposti in maniera “concentrica” tiene unito gruppo a gruppo, lo si vede negli sguardi che le giovani mamme e i giovani papà si scambiano, spesso senza neppure accorgersene. Non c’è in quegli sguardi giudizio alcuno, solo la curiosità di vedersi a vicenda all’opera dentro una pratica quotidiana che segretamente si pensa sempre esclusiva, personale, in qualche modo unica. E invece eccolo lì, a portata di mano, il momento per imparare a guardarsi tutti insieme, trasformando quella pratica in un’occasione di unione, tutti insieme a smettere di sentirsi speciali per cominciare invece a esserlo davvero.

Si parla a volte (se ne parlerà anche su I quaderni del Teatro di Roma in un intervento proprio di Fabrizio Pallara, che qui compare come ideatore del progetto) di quanto il teatro ragazzi sia diventato marginale, di quanto da luogo privilegiato della sperimentazione stia rischiando di trasformarsi in un laboratorio deserto, in cui le reazioni chimiche tra le energie coinvolte sono troppo spesso ostacolate da difficoltà sistemiche, come se certi strumenti si fossero spuntati e avessero perso la propria efficacia. E allora certo si sente il bisogno di ripensare certe logiche, di avere il coraggio di affrontare nuovi linguaggi, di promuovere davvero il teatro delle generazioni che verranno come una reale ambasciata di cultura, proprio quella che a troppo pubblico di oggi sembra mancare. Urgenza culturale, dunque, prima ancora che artistica, se riusciamo ad accettare il fatto che a un certo punto della storia di un paese (questo, che ormai cominciamo a conoscere) i due aggettivi si siano separati imboccando strade troppo lontane. Allora la necessità diviene quella di ricostruire le opportunità di incontro, e Giardino d’Inverno va in quella direzione. Anzi, sta lì ad accogliere chi in quella direzione si è già incamminato, credendo fortemente in questi piccoli e importanti principi. Che non sono solo parole, ma atti.

foto Sergio Lo Gatto
foto Sergio Lo Gatto

Lo spazio è uno spazio occupato, l’Angelo Mai Altrove di Via delle Terme di Caracalla, oltre i confini dell’offerta culturale istituzionale eppure spesso aperto ad accogliere modelli ideali di gestione e, ci piace dire proprio in questa occasione, di immaginazione. Nel trambusto disordinato e vitale del capannone brulicano voci più o meno sottili, risuonano i colpi di vari oggetti sbattuti con gioia estrema su varie superfici, profondi toni adulti si mescolano a quelli squillanti delle piccole creature che, fin dal primo ingresso, obbligano i grandi a stare attenti a dove mettono i piedi. Sfilano trenini con i vagoni (che sono cassette della frutta) carichi di bambini dallo sguardo sognante, qualcuno assorto nel capire il funzionamento di quel trabiccolo, altri che brandiscono spade di legno e imbracciano secchi multicolore. E poi la musica. Pino Marinocura un piccolo spazio strumentato sul palco (pianoforte, chitarra, fisarmonica, diamonica a fiato, una radio anni Trenta illuminata da una abat-jour fatta di imbuti di plastica), animato da lui stesso la prima domenica e che sarà poi aperto, nelle domeniche seguenti, al transito di altri artisti. Quanto al dj-set, da subito scongiurato lo spauracchio delle orecchie di tutti i genitori, alle quali le domenicali feste dei bambini non fanno che ricordare come insomma alla fin fine Questo è il ballo del qua qua e c’è un papero che fa etc.. No, niente di tutto questo. All’ingresso ci accoglie Paul Simon che cantaAmericaMe and Julio Down by the Schoolyard, con gli urli della folla di Central Park che sembrano montati ad arte sugli schiamazzi dei bimbi. Lo seguirà Edoardo Bennato, prima che le dieci dita di Pino Marino si posino sul pianoforte e improvvisino una leggiadra colonna sonora strumentale, mentre di là si spignatta e si sforchetta per il pranzo, risotto o lasagne da gustare tutti insieme alle tavolate con gli scacchi rossi. Una festa, ecco, una festa.
Ispirata ed ermetica musica “da adulti” e spade di legno, si diceva, che farebbero storcere il naso a molti educatori ed educatrici. Secondo Fabrizio Pallara c’è bisogno di solo due cose: «Mani e testa. I soldi, pochi, non guastano, ma non sono necessari. Qui è tutto materiale riciclato».  Tubi di plastica che diventano scivoli o torri da costruire e poi buttare giù, pneumatici da far rotolare o usare come confortevoli poltrone.

Sugli scaffali dello stand della libreria per bambini e ragazzi Ponte Ponente nel quartiere Ponte Lungo, spicca anche il bel volume Il mondo incantato di Bruno Bettelheim, il cui lavoro di interpretazione delle fiabe da ormai 38 anni (era il 1975) sembra evidenziare una e una sola “morale”: trattare i bambini non come creature aliene da rinchiudere dentro giardini di protezionismo intellettuale, ma come gli occhi che si portano dentro il futuro e ce lo consegnano. Al di là di tutta la possibile retorica, uno sguardo al futuro del teatro deve cominciare dal presente. Per dare forma al teatro di domani dobbiamo formare gli spettatori di oggi. E questa festa della comunità, in cui le generazioni finalmente si incontrano e vivono insieme il fatto culturale, è il modo giusto. Forse l’unico.

Sergio Lo Gatto

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