13 e 14 marzo 2012 ore 10.00
Teatro Storchi – Modena
Un uomo appare sulla scena pronto a raccontare la sua storia, per ricordare e condividere un’avventura.
Un alternarsi costante di narrazione e azione trascina gli spettatori nel mondo fantastico del protagonista, un mondo che pare trovarsi su un sottile confine, tra realtà e sogno, laddove paure e aspirazioni, speranze e delusioni si mescolano in un insieme di sensazioni indecifrabili.
Ogni volta la ricerca di un interlocutore, del pubblico con cui confrontarsi, a cui porre delle domande diventa un respiro, una pausa per riflettere.
È un teatro nel teatro lo spazio in cui viene raccontata questa storia: un burattino, la sua vita, la sua crescita, una trasformazione continua che appartiene al cammino di ogni bambino per diventare grande. Qui Pinocchio nella memoria del narratore è già adolescente e alle prese con questa faticosa lotta.
Eroe senza tempo si muove e viene mosso dai personaggi che lo accompagnano e lo ostacolano nella sua straordinaria avventura tra lo stupore delle scoperte, la seduzione e il fascino delle cose proibite, la necessità di imparare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e il costante conflitto tra l’obbligo dei suoi doveri e la possibilità di scegliere.
Intorno a lui tutto continuamente muta, fili quasi invisibili muovono la scena che, essenziale e neutra, diventa luogo di apparizioni e i protagonisti attraversano la storia quasi nascosti dietro le loro maschere, complemento e rifugio allo stesso tempo.
Una rivisitazione, quella di Joël Pommerat, in cui il linguaggio e i temi diventano contemporanei e la realtà si fonde con la fantasmagoria della celebre fiaba che ci racconta che per raggiungere il cielo si deve nascere due volte, come fanno gli uccelli o come fanno i burattini per diventare esseri umani.
1 e 2 marzo 2012 ore 10.00
Teatro dei Segni – Modena
6 e 7 marzo 2012 ore 10.00
Teatro Comunale La Venere – Savignano (MO)
La scena è una discarica: un vecchio cestello della lavatrice, un treppiedi per ventilatore, un paio di vecchie ciabatte, un ombrellone, un lenzuolo, delle calze bucate.
Uno è in cerca di cibo ma non trova niente da mangiare, attorno a sé solo brutti oggetti non commestibili, apparentemente inutilizzabili, nulla che lo soddisfi. Uno non riesce a vedere…
Lentamente la natura meravigliosa di quegli oggetti si svela davanti ai suoi occhi e così comincia un gioco, un canto di gioia, un canto della bellezza che viene dalla bruttezza, un inno alla capacità di sognare. Appare un bruco, una pericolosissima tarantola, due giraffe-zebre, un pianoforte multicolore, un bagno caldo, un re, una donna bellissima.
Uno, senza aver bisogno di parole, scortica la realtà e ne fa sogno, musica e danza, ne fa delicato vento che solleva e dondola gli occhi di chi guarda.
Un viaggio di crescita, una ricerca di equilibrio tra i sogni e la realtà, i desideri e le necessità.
Lo spettacolo, rivolto ad un pubblico di tutte le età, vuole risvegliare la capacità di vedere il mondo con occhi diversi, trasformare “ciò che è” in “ciò che potrebbe essere” e scoprire la meraviglia insita nelle cose. In quest’ottica restituisce uno stimolo verso la conoscenza e l’esplorazione degli oggetti valorizzandone un riuso creativo nel rispetto dell’ambiente.
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