cosa:
liù
concerto-spettacolo
il re degli gnomi
compagnia degli gnomi
le città invisibili: armilla e fedora
teatro delle apparizioni
laboratorio di teatro sensoriale
tenuto da fabrizo pallara
dove e quando:
roma rialtosantambrogio
dal 24 al 30 aprile 2004
direzione artistica
fabrizio pallara
organizzazione
allestimenti
alessandro cassoni
sara ferazzoli
stefania frasca
simone giorgi
giuliano polgar
Come si scrive una lettera d’addio? e come si dice al tuo amore che vai via per tornare,
perché qui non puoi, ma si parte sempre per tornare, però resta l’addio mentre tu vai via...
E cosa lasci dietro di te? cosa lasci di te?
Una fotografia che non sei tu, ma che è un’immagine che per te ha senso, che dice qualcosa di te che non sai capire, e allora la lasci indietro la lasci a lei perché la custodisca, mentre tu non ci sei, custodisca quel segreto e magari lo sciolga, ma senza poterlo dire, perché non sei più là, e quando tornerai se tornerai sarà perché ora sai che puoi scoprirlo, o che puoi ascoltartelo dire, o solo perché devi tornare e basta, e non lo ricordi nemmeno, ma intanto è lì e ti aspetta.
E una canzoncina di cui non ricordi le parole. Per questo ti rimane nella testa e la canti: perché non ricordi le parole, e le puoi inventare, e la puoi cantare in francese, perché anche se non lo sai in francese sembra che abbia un senso, che l’addio sia l’addio di un libro, in cui il prima o poi porta a un qualche dopo. E per questo rimane nella testa anche a lei: rimane la canzoncina con le parole che lei le mette in bocca.
E poi quel ricordo in comune, il posto del primo incontro o il cielo del primo amore.
Je suis triste, mais ici je suis encore plus triste, je dois partir.
Liù, concerto-performance di Valerio Vigliar, Il Re degli Gnomi, di e con Massimo Capuano e Chiara Meloni, Le città invisibili, del teatro delle apparizioni, regia di Fabrizio Pallara, un Laboratorio di teatro sensoriale, tenuto da Fabrizio Pallara – questo è Adieu mon amour. E qualcosa di più, è il nostro modo di dire addio: non per sempre, ma per un po'. Di mezzo c’è un viaggio da compiere, che ci terrà lontani per un anno.
Più semplicemente, Adieu mon amour è tutte queste cose insieme:
è una lettera d’addio come la può scrivere chi non scrive lettere ma fa teatro,
lunga sette notti.